Bibliotecari per un giorno: la classe 1^B trasforma la biblioteca scolastica

20 maggio 2026 — Scuola Secondaria di I grado "Eugenia Farè"

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PAOLA COGLIATI

Docente e funzione strumentale

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Il 20 maggio scorso la classe 1^B ha vissuto un’esperienza che difficilmente dimenticherà: per due ore, i ragazzi hanno smesso di essere studenti e sono diventati bibliotecari. Ma per capire come ci sono arrivati, bisogna fare un passo indietro.

L’antefatto: un percorso nato dalle emozioni

Tutto ha avuto inizio con un’idea della prof.ssa Carmela Rana, docente di Lettere della classe, che ha costruito un percorso di Italiano ed Educazione Civica attorno alla lettura di Non imparerò mai a volare, un albo illustrato di Penny J. Rimau e Giulia Cregut — piccolo nelle dimensioni, grande nei temi: la paura di non essere all’altezza, la fatica di credere in sé stessi.

Dopo lettura condivisa, circle time e brainstorming, gli alunni hanno realizzato segnalibri in cartoncino con frasi motivazionali scritte da loro stessi — non citazioni da internet, ma parole pensate per chi le avrebbe lette. La consegna di quei segnalibri alla bibliotecaria Vittoria Minardi è stata un momento di rara emozione: i messaggi sono stati inseriti nei libri in prestito, pronti a raggiungere altri studenti come piccoli gesti di incoraggiamento anonimi e sinceri.

La sorpresa che nessuno aveva previsto

Varcando la soglia della biblioteca, i ragazzi hanno cominciato spontaneamente a fare domande: sui libri, sui generi, su come funziona il prestito. La bibliotecaria Minardi ha colto subito quello slancio e ha proposto di tornare per rendere la biblioteca più accogliente per tutti. L’idea è diventata progetto grazie al lavoro condiviso con la prof.ssa Rana e la docente di sostegno, la prof.ssa Simona Cecconi.

Il 20 maggio: bibliotecari per un giorno

Per due ore, armati di bollini colorati e lettere dell’alfabeto, i ragazzi hanno lavorato con entusiasmo contagioso. Prima la bibliotecaria Minardi ha spiegato che i volumi si dispongono in ordine alfabetico per cognome dell’autore: i ragazzi hanno ascoltato e si sono messi subito all’opera, posizionando le lettere sugli scaffali con cura e precisione.

Nella seconda parte, la bibliotecaria e la prof.ssa Rana hanno guidato la scoperta dei generi narrativi — avventura, fantasy, giallo, umorismo e altri. Con in mano le liste dei romanzi divisi per genere e il colore del bollino corrispondente, i ragazzi si sono distribuiti tra gli scaffali per classificare i libri. C’era entusiasmo, movimento, quella bella confusione operosa delle classi quando stanno davvero lavorando: qualcuno cercava il titolo sulla lista, qualcuno passava i bollini al compagno, qualcuno chiedeva conferma alla professoressa con gli occhi già sulla risposta giusta.

Perché la lettura è così importante

Leggere non è solo un’abilità scolastica: è uno strumento di crescita personale e cognitiva. I libri ampliano il vocabolario, sviluppano concentrazione e ragionamento, insegnano a comprendere punti di vista diversi dal proprio e nutrono l’immaginazione. Aiutano, soprattutto, a dare un nome alle emozioni — esattamente come ha fatto l’albo di Penny J. Rimau con i ragazzi di 1^B.

Perché questo accada, i ragazzi devono poter sentire la biblioteca come uno spazio proprio, non un deposito accessibile su richiesta. Renderli protagonisti della sua organizzazione la trasforma in spazio di appartenenza.

Una nota finale

I segnalibri nei libri in prestito, i bollini sugli scaffali, le lettere dell’alfabeto disposte con cura: sono segni visibili di un lavoro dalle radici profonde. La fase in biblioteca non era prevista nella progettazione originale: è nata dalla curiosità dei ragazzi e dalla capacità di tre professioniste — la bibliotecaria Minardi, la prof.ssa Rana e la prof.ssa Cecconi — di riconoscere il momento giusto e trasformarlo in occasione educativa.

Una buona didattica non è solo quella che si pianifica bene. È anche quella che sa cambiare rotta quando i ragazzi mostrano la strada.

A cura della docente di Lettere, prof.ssa Rana — Classe 1^B

 

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